MilanoDi Lorenzo Franzetti

Una prima buona notizia: la Regione Lombardia ha stanziato 11,3 milioni di euro per 45 progetti per infrastrutture e servizi per la mobilità ciclistica e per  l’ampliamento dei sistemi di bike sharing.

Altra buona notizia: la Lombardia ha aderito alla petizione Fiab sull’infortunio in itinere e alla Settimana europea della mobilità.

Terza buona notizia: a livello istituzionale, in una delle regioni più inquinate e intasate di autoveicoli, si parla concretamente di bicicletta come alternativa credibile per la mobilità e, soprattutto, per il benessere e la qualità della vita dei cittadini.

Quarta buona notizia: lo sbocciare di un feeling tra la Regione Lombardia e la Fiab.

Tutto bene, dunque? Chi ben comincia, in realtà, è a metà dell’opera. Pertanto, tutto ancora a metà.

La buona volontà della giunta lombarda, ormai dimissionaria, si traduce in uno stanziamento non così “oneroso”.  Quei 11,3 milioni  per tutto il piano di mobilità ciclistica corrispondono, centesimo più o meno, a quanto spende la Regione per costruire qualche centinaio di metri di autostrada.

La buona volontà degli assessori presenti alla conferenza stampa indetta a Milano, Gilardoni (Infrastrutture e mobilità), Grassia (Sport e giovani), Salvemini (Ambiente) non si traduce in scelte concrete e ben definite: per esempio,  l’iscontituzione del limite di 30 km orari per i mezzi a motore, nei centri abitati. Ci sono promesse, ma decisioni drastiche, ancora no.

La buona volontà della Lombardia nel promuovere una nuova politica a favore dell’uso della bici si scontra ancora con le tante complicazioni e storture, nonché con la mancanza di coordinamento con gli altri enti locali: questa benedetta intermodalità è ancora difficile da realizzare, come ha fatto notare con il suo pragmatismo tipico bergamasco, un campione stimato e utilizzatore della bici come Felice Gimondi, ospite alla conferenza.

La buona volontà della Regione e della Fiab ha prodotto un primo interessante studio sulla ciclabilità nei capoluoghi lombardi, da cui si evince che un cittadino su dieci utilizzerebbe la bici come mezzo di trasporto quotidiano. Stime miste a numeri reali: e senza considerare la provincia, in cui il popolo a pedali è più numeroso.

Tante belle parole e anche luoghi comuni: in particolare in merito alla necessità di maggior educazione stradale e civica per tutti, dagli automobilisti, ai ciclisti, ai pedoni. Dovremmo essere tutti più pazienti e tolleranti, dunque. Tuttavia, manca ancora il coraggio mettere il dito nella piaga: alcuni ciclisti saranno poco educati, ma i numeri dicono che è la maleducazione degli automobilisti a causare i veri danni (secondo i dati di #salvaiciclisti, si parla di oltre 2.500 vittime tra i ciclisti, in 10 anni).

Tante belle parole e voglia di piste ciclabili: perché costruire qualcosa, possibilmente da poter inaugurare con tagli di nastri e bei discorsi, è il top per ogni politico di qualsiasi schieramento. E riempirebbe il cuore dei tanti che invocano piste ciclabili, come se una pista ciclabile fosse la formula magica per trasformare una società sedentaria e a quattroruote in un popolo di ciclisti. Per carità, ben vengano le piste ciclabili, ma…

Basterebbe cominciare con un po’ di sana e sincera cultura ciclistica: quella cultura ciclistica che si traduce anche in tolleranza, in scelte personali di rispetto verso se stessi e gli altri, in voglia di riscoperta di valori. Si tratta di valori e buon senso che accomunano tutti e non fanno distinzioni tra due partiti, quello degli automobilisti e dei ciclisti (che sono quasi sempre anche automobilisti). Parlar bene della bici e dei ciclisti urbani, oggi, è politically correct: insomma, fa figo. Dalle parole ai fatti, ora: pedalare di più, cominciare a dare l’esempio. Pericoli e paure ci sono, ma volere città più vivibili non è né di destra, né di sinistra:  cominciare a pedalare davvero, aiuta tutti (politici e automobilisti compresi) a vedere il mondo da un’ottica diversa.

I dati dei rilevamenti e dello studio sui ciclisti lombardi si possono consultare a questo indirizzo:

http://www.trasporti.regione.lombardia.it/shared/ccurl/394/457/1%20Rapporto%20ciclisti%20in%20Lombardia.pdf

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