di Gianni Rossi

Da sinistra a destra, Sandrino Carrea, Ettore Milano, Fausto Coppi e Serse Coppi

Da sinistra a destra, Sandrino Carrea, Ettore Milano, Fausto Coppi e Serse Coppi

Il vecchio burbero se ne è andato. Il tam tam della notizia si è propagato in un baleno chiamando a raccolta gli amici e i fan dell’infinita filiera degli irriducibili della bicicletta.

Lui, in giacca buona e cravatta (chissà da quanto tempo non l’indossava!), se ne stava così, composto, ben rasato, la fronte serena e la bocca socchiusa. Solamente la mandibola era tesa, forse un po’ ingrugnita verso chi, subdolo, nascosto al buio della notte intanto che fuori ricominciava a fiocchettare, lo ha ghermito senza preavviso.

Fosse successo di giorno sarebbe stata un’altra cosa. Si sarebbe appostato, come faceva con i cinghiali che gli infestavano orto e vigna, e avrebbe castigato, alla sua maniera, l’intruso.

Anna lo guardava tenera e sorpresa, incredula come la maggior parte di noi che anche lui, soprattutto lui, potesse già accodarsi alla fila dei “fuori tempo massimo” in buona scia di Ettore Milano e Fiorenzo Magni.

Eh si, anche Sandrino non si aspettava quella cosa lì, non ce l’aveva proprio per la testa …

Stamane, come ogni domenica, alla buonora in cui circolano ancora solo gli ultimi vitelloni che tornano dalla bagorda del sabato notte e cominciano già ad appostarsi i primi tiracartucce, avrebbe fatto il solito giro. Una scappata al cimitero, la visita alla sorella a Villalvernia e l’acquisto della solita sberla di focaccia da pucciare nella scodella del latte a colazione. Lo spinone compagno inseparabile questa mattina si è disteso immobile di fianco a lui e non ha voluto saperne di infilare il muso nella ciotola di zuppa.

Fuori casa tutto racconta di lui: la generosa pianta dei cachi, l’orto fradicio, ma ancora pronto al raccolto delle verze, la legna accatastata per l’inverno…

Renzo Zanazzi, medesimi anni e stessa gloriosa appartenenza al ciclismo, ha dato con circospezione la mala nuova. Tutti abbiamo inghiottito la notizia con un profondo: “Nooooh…” I pensieri, ovvio, sono poi volati, alla leggenda che Sandrino ha vissuto e scritto. Alla fantastica squadra del Tour del ’52, capitanata da Fausto. Al trionfo italiano che riservava a lui una fetta di gloria all’arrivo a Losanna e poi, per tutta la tappa successiva e sull’Alpe d’Huez, l’osanna dei tifosi: “Là, là…, voilà le maillot jaune. Allez, Carrea allez…”.

Qualcuno gli ha dedicato l’ultima canzone: “Quando sarò grande vorrei essere Carrea…”

 

Carrea è una canzone scritta da Donatello e Gianni Rossi. Il video, realizzato tra ottobre 2008 e marzo 2009, è un progetto e una produzione ART Artavista Round Things, per la regia di Giuliano Illiani, e riprese e montaggio di Amilcare Fossati. Con la partecipazione straordinaria di Andrea “Sandrino” Carrea nella parte di sé stesso, di Andrea Sabatini, nella parte di Carrea bambino, e di Gianluca Gaiardo, il ciclista esordiente sulle strade tortonesi. Foto e video di Carrea e Coppi sono di repertorio. I musicisti che suonano con Donatello sono: Alfio Contarino (tastiere); Gege Picollo (chitarra); Davide “Dado” Sacchi (contrabbasso); Stefano Gilardone (batteria). Si ringrazia il Museo della bicicletta presso la Cantina Sociale di Tortona.

Una risposta

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    gianni

    La morte di Sandrino ha, malgrado l’età, sorpreso e commosso tutti. Personalmente ho ringraziato Athos Maietti per il suo commosso ricordo e ho apprezzato infinitamente ciò che ha scritto sulla Gazzetta di oggi Marco Pastonesi che, pur essendo – beato lui – molto più giovane di me, perpetua nei suoi articoli la dolcezza di un ciclismo che fu.
    Ringrazio infinitamente anche Gianni Rossi per quanto ha ricordato qui e per tutto ciò che ama ricordare di quel ciclismo.
    Gianni Bertoli (zio Aramis)

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