[Da Giorgio Bocca, introduzione a Jean-Paul Ollivier, Fausto Coppi, Feltrinelli 1980.]

Correva in bicicletta, la macchina che anche i poveri potevano acquistare. Correva e vinceva con la forza dei suoi garretti d’acciaio, dei suoi muscoli lisci, del suo respiro calmo e lungo; vinceva per meriti suoi senza rubare niente a nessuno. Ed era triste, era uno amato dalla gloria, ma non dalla vita. Uno dei contadini che diventano ciclista, torero o pugile famosi, ma gli rimane il segno delle antiche privazioni e delle secolari umiliazioni. Il Fausto Coppi da Castellania.

Coppi ai funerali del fratello Serse

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