[Da Giancarlo Governi, Il Grande Airone. Il romanzo di Fausto Coppi, Nuova Eri, 1994]

La sera di Capodanno i medici si sono arresi. Arriva mamma Angiolina, arrivano gli zii, arrivano i fratelli. Arriva anche Bruna. Quando Fausto la vede capisce che è la fine. Bruna gli prende la mano, gli dà un bacio sulla fronte. Fausto riesce appena a mormorare un ‘perdonami’ ma non ha la forza di andare avanti. Intanto il plasmodio, il parassita trasmesso dal malato al sano dalla zanzara anofele, sta devastando i globuli rossi di Fausto che sono più grandi di quelli di un uomo comune perché ha una capacità polmonare eccezionale, sette litri contro i cinque di un individuo comune. E tutto questo avviene davanti al balletto dei medici che vanno e vengono dalla camera dell’ospedale di Tortona e che continuano a diagnosticare le malattie più strane, tutto insomma, tranne la più semplice, la più ovvia […].

Alle 8.45 del 2 gennaio del 1960, Fausto Coppi, il Campionissimo, il Grande Airone non c’è più. È entrato nella leggenda, all’alba di una nuova era in cui gli italiani, che lo avevano capito ed amato come uomo, riusciranno ad affermare le loro idee di libertà e di tolleranza.

https://www.youtube.com/watch?v=0hB3d9SKhiI

 

 

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