cestini fuxiaLa ciclabile di via San Donato parte dal ponte di via San Donato e arriva fino al Pilastro. Imboccando via San Donato dal centro si supera la rotatoria e poi si piantano bene le gambe per affrontare il ponte. Il ponte di via San Donato è un ponte che sembra segnare un confine invisibile, tra un ipotetico centro e un ipotetico fuori, ma la ciclabile, superato quel ponte, ne guadagna in bellezza e tranquillità.

Il ponte è pieno di buche e la ciclabile è molto stretta per permettere il transito di pedoni e due ruote, ma i campanelli servono ad avvisare, specialmente se come noi del bigatour hai una trombetta che fa popi popi e non drin drin, e di solito i pedoni si fanno da parte sorridendo mentre ti vedono sudare sotto al piumino imbottito, mentre affondi il polpaccio e riemergi alla vetta.

E poi c’è qualcosa di eroico nell’andare a lavorare in bicicletta e pedalare sul ponte, coi treni che scorrono sotto e lenti vanno verso la stazione, con le case a pochi metri da te, in una crescita urbanistica fatta di altezze diverse e colori in accordo diatonico.

Ti viene quasi voglia di fermarti in cima, sul cucuzzolo di quella lingua d’asfalto sopra ai binari, e spiare dentro le case, sopra ai tetti, guardare che forma ha la ragnatela di stradine sotto. C’è una casa talmente vicina che un giorno due ragazzi affacciati al ballatoio del ponte chiacchieravano tranquillamente con un inquilino alla finestra ancora in pigiama e col caffè in mano. Erano le quattro di pomeriggio ed erano talmente familiari che mi sarei fermata anch’io ad ascoltare cosa dicevano.

Superato il ponte bisogna attraversare la strada, la ciclabile è solo a sinistra, e per amor di regola e per evitare che gli autisti del bus 20 ti strombazzino dietro, si attraversa e si riattraversa alla fine di via Garavaglia, dove attende il tappeto rosso che scivola fino al Pilastro.

Io mi fermo prima, in via Zagabria, perché è lì che a volte lavoro.

Ma prima di arrivare alla meta, se ho tempo, invece di girare a destra in via Kharkov, cambio direzione e pedalo all’interno del parco San Donnino, che ha una ciclabile stesa accanto alla ferrovia.

E nei giorni di nebbia e di freddo quella ciclabile lì scompare nel grigio e nel verde chiaro dei prati, in una dolcezza infinita di solitudini in cerca di strade.

La pista ciclabile arriva fino al Pilastro, e da lì si dirama in stradine per due ruote che arrivano fino in Via Larga e poi giù giù fino a via Scandellara, per tornare, quasi, da dove si era partiti.

CYCLEUn giorno ero sul ponte di via San Donato, e poi lui mi ha sorpassata a destra. E lui correva spingendo sui pedali di una vecchia Atala tenendo in mano un mazzo di fiori giallissimi. Aveva l’affanno e sessantanni.
E alla fine del ponte c’era lei con una cassetta di plastica fucsia al posto del cestino che ha preso i fiori e l’ha baciato. 
E allora ho pensato che il fucsia e il giallo sono proprio belli assieme. Che anche io voglio saper sorpassare a destra e che domani riaggancio il cestino alla bici, chè non si sa mai.

“Il mondo fa paura, ma in esso nuotano, come in un immenso acquario, betulle, volpi, torrenti di fiori, strade di campagna e case di legno e ancora i concerti di Brahms e i valzer di Chopin.”

 

— Jaroslaw Iwaszkiewicz

 

Fonti:

http://www.comune.bologna.it/media/files/itinerario_11_pilastro.pdf

immagini from Pinterest

http://bigatour.blogspot.it/com

4 Responses

  1. Rossana

    A leggere questo articolo pare d’indossare un paio di occhiali magici,con lenti predisposte per l’assorbimento di colori ed emozioni.Spunta il sole anche in questa grigia giornata di gennaio.

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  2. Paolo

    meraviglioso articolo, non vedo l’ora di leggere il prossimo!
    siete delle grandi, ho letto della vostra impresa e mi sono innamorato di voi.

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