baldiniOgni annata, nello sport ha qualcosa da raccontare ai posteri, ma alcune stagioni hanno lasciato un segno più profondo di altre nel cuore e nella storia dello sport; proviamo a pensare al 1949 di Fausto Coppi, al magico ‘82 in terra di Spagna, o al ‘98 di Pantani: ma c’è un’annata che forse più di ogni altra, ha rappresentato un punto di svolta, una sorte di “apice”, un punto d’arrivo ma soprattutto di ripartenza, stiamo parlando della stagione 1958.
Premessa d’obbligo: il 58 fu un anno sconvolgente per la storia d’Italia e non parlo solo di sport, ma di cultura, religione, politica, economia. Per certi versi ancora più importante di un 68 ancora lontano.
In quell’anno l’Italia raggiunse il più alto tasso di prodotto interno lordo della sua storia, al Festival di Sanremo vinse un signore che non parlava di cuore e amore, ma sognava di volare e lo faceva, gridando la sua gioia di vivere, urlando la percezione di se stesso, di esistere….e lo faceva per l’appunto gridando così da diventare il capostipite della schiera degli “urlatori”.
In quell’anno entrò in vigore la legge Merlin e in Vaticano venne eletto Papa, Angelo Roncalli, alias Giovanni XXIII, un pontefice che rivoluzionerà le regole della chiesa e i parametri di comunicazione tra il clero e i laici attraverso il Concilio Vaticano.
Pensate che nel ‘58 nacque in Italia il Ministero della Sanità, cosa che fino a prima era regolamentata da un obsoleto Ministero dell’Interno.
In Svezia, il Brasile vinse il suo primo mondiale di calcio riscattando la figuraccia rimediata in casa nell’edizione precedente, in finale contro l’Uruguay: in quell’edizione iniziò a brillare la stella di Pelè.
E proprio quell’anno, nel panorama ciclistico fece irruzione una meteora, tanto luminosa e potente  quanto fugace, il suo nome era Ercole Baldini.
Due anni prima, nel 1956, quando era ancora dilettante, polverizzò il record dell’ora migliorando la prestazione di sua maestà Jaques Anquetil, che l’aveva strappato a sua volta a Fausto Coppi.
Secondo Casadei gli dedicò persino una canzone “Il treno di Forlì” e lui rispose vincendo la prova in linea delle Olimpiadi a Melbourne. Quella prova rimarrà nella storia anche perché non trovando il disco per l’inno nazionale, ci pensarono i numerosi emigranti a cantarlo in diretta tutti insieme in un tripudio di gioia e di lacrime, pensando alla loro terra lontana.
Ercole Baldini stava emergendo e Fausto Coppi alla soglia dei suoi 39 anni stava….. diciamolo dai, aveva imboccato il viale del tramonto, intanto però, insieme vinsero il Trofeo Baracchi, quella fu l’ultima vittoria per l’Airone. Fece suo anche il Giro d’Italia Ercole, relegando al secondo posto Gastone Nencini concedendosi pure il lusso di mandare  fuori tempo massimo nella crono di Forte dei Marmi, una sessantina di corridori.
L’evento più importante di quella stagione ciclistica, fu il tanto atteso  Campionato del Mondo di Reims: la corsa si sviluppava tra le colline dello Champagne ed in particolare su una dal nome inquietante…la collina del Calvario.

Ancora oggi ci si interroga su come andarono realmente le cose quel giorno, ma veniamo alla cronaca: i fiamminghi sulla carta erano i più forti, ma come per gli italiani a Valkenburg dieci anni prima, si annullarono marcandosi a vicenda.
Allora l’astuto Luison Bobet, corridore di casa ormai a fine carriera attaccò da subito sconvolgendo i piani di tutti; pensò di anticipare i belgi per non trovarseli in volata a fine corsa. Scattò e andò in fuga: d’impulso lo seguì Nencini e l’olandese Voorting.
Il gioco sembrava fatto, perché le varie nazionali dei fuggitivi a rigor di logica avrebbero tenuto cucita la corsa alle loro spalle: mancavano 250 chilometri all’arrivo, ma Italia, Francia e Olanda avrebbero facilmente controllato.
La nostra Nazionale era costituita da Baldini per l’appunto, che ne era il capitano con un  Fausto Coppi alla sua ultima partecipazione in maglia azzurra, da Aldo Moser, dal Cit Defilippis, Gastone Nencini, Arnaldo Pambianco,  Alfredo Sabbadin e il suo compaesano Vito Favero, fresco del secondo posto al Tour.

Il colpo di scena, a Mondiale apparentemente chiuso, lo fece Baldini: si avvantaggiò dal gruppo, tutto solo, e piombò sui fuggitivi.
Immaginatevi lo sgomento di Nencini che lo vide arrivare alle sue spalle e gli chiese: «Ma cosa ti è saltato in mente?»
«E’ stato Coppi a mandarmi in questa fuga –  replicò il romagnolo – io gli avevo detto che c’eri fuori tu, ma lui ha insistito».
Ercole Baldini provò ad andarsene sul Calvario ma lo ripresero, poi a 50 chilometri dall’arrivo attaccò di nuovo e, stavolta, Bobet che dovette inchinarsi allo strapotere del romagnolo.
La leggenda vuole che Fausto Coppi non sopportasse l’idea di essere sostituito nel cuore degli appassionati da un ragazzotto di 23 anni emerso dal nulla: per questa ragione, avrebbe pensato di mandarlo allo sbaraglio in modo  che si sfiancasse nella rincorsa. Nel caso, invece, che Baldini avesse vinto,  Coppi ne sarebbe risultato un occulto, ma vincente,  stratega.
1958: era la prima volta che la Rai trasmetteva in diretta un mondiale e tutta l’Italia rimase davanti alla tivù quel giorno. L’apoteosi di Baldini, fu però l’ultimo grande successo della carriera di Baldini: il romagnolo, che dopo quel trionfo, iniziò una rapida e inesorabile involuzione.

Resta irrisolto, invece, il mistero di quel che si dissero veramente Baldini e Coppi, durante quel Mondiale.

7 Responses

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    gianni

    Bellissimo il ricordo di Ercolèn, l’elettrotreno di Forlì,che era passato professionista forse troppo tardi ed aveva smesso di andare forte senza dubbio troppo presto.
    Una sola precisazione: Reims fu il primo mondiale ad avere la telecamera mobile (montata su una jeep). Il primo mondiale trasmesso per TV fu quello del 1954 vinto da Bobet.
    Un abbraccio,
    Gianni

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    Luca

    Mi sa che il Berti ha ragione, nel 54 c’erano solo le telecamere fisse, invece a Reims si potè seguire tutta la corsa e non solo le ultime scene

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      gianni

      Esatto.
      Dal 1954 la corsa veniva seguita da 3 o 4 telecamere fisse poste in altrettanti punti del circuito. Nel 1958, oltre alle telecamere fisse, venne montata una telecamera su una jeep che seguì solo poche fasi della corsa (io ricordo gli ultimi chilometri della fuga di Baldini). Peraltro, quel giorno, c’era un tempo da lupi e la telecamera mobile potè fare ben poco.
      Un abbraccio a tutti.
      Gianni Bertoli

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    Alessio

    Signor Gianni vorrei farle i miei più sinceri complimenti per le cose che scrive, ho letto quasi tutti i racconti nel suo sito, dal “Ciclismo di Coppi e Bartali” a “Il Cantastorie” mi congratulo con lei sinceramente. Alessio Berti

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      gianni

      La ringrazio e, dal momento che siamo grandi appassionati di ciclismo (io più vecchio e lei più giovane), restiamo in contatto.
      Anzi, diamoci del tu …
      Gianni

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        Alessio

        Il primo articolo tuo che ho letto è stato quello del povero Orfeo Ponsin, ora il tuo sito per me è un punto di riferimento, grazie Gianni.

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