http://www.youtube.com/watch?v=R50Fu04pUF8Di Mario Brovelli

L’allevatore di farfalle è un mio amico, vive in bici, vive in strada, vive.

L’allevatore di farfalle è un cicloriparatore a domicilio, è un pedalatore senza fissa dimora, è un sognatore in bici, alla ricerca non disperata, ma infantile, di un po’ di zucchero in una vita quotidiana che non è e non sarà mai una vita normale. Perché è una vita in strada.

E non chiedetemi di raccontarvelo, questo libro: perché io non ci ho capito niente. E allora? Bisogna per forza saper spiegare tutto, per dire di apprezzare un libro? L’allevatore di farfalle è un bel libro: e chi l’ha detto che bisogna sempre capire tutto? Chi mai entra nella testa, nella vita, nei pensieri di una persona e capisce tutto? Basta con la presunzione di voler spiegare tutto, di aver tutto codificato.

Perché l’allevatore di farfalle non è codificabile non rispetta le regole dei benpensanti della scrittura, non regala serenità agli ossessionati che devono per forza trovare uno scaffale preciso nel quale catalogare un libro: è una storia? Un insieme di storie? Poesia? Racconti? Pensieri? Boh, tuttavia in questo libro c’è Stefano Bruccoleri, con quella sia genuina e intima assenza di regole, forse solo apparente, ma con una costante ricerca: insegue la poesia, la trova, la respira, ne assapore le emozioni. Guai a ostinarsi a codificare un’emozione, se ne perderebbe il valore autentico: non esiste una formula matematica per le emozioni. Per fortuna. Come non esiste un’addizione di elementi per riassumere Stefano Bruccoleri.

E Stefano Bruccoleri, con la sua sensibilità quasi infantile, geniale, ti accompagna pur sempre in strada: la strada è la costante della sua vita. Una strada che un uomo che è abituato a una vita standard, tutta regole precise, non ha mai visto.

Non avrò mai la presunzione di raccontarvi L’allevatore di farfalle, perché non si può entrare nei pensieri di Stefano Bruccoleri come una guida turistica al Colosseo. Tuttavia, L’allevatore di farfalle ve lo farà apprezzare lui stesso, con la sua dialettica spontanea, quel suo modo di comunicare, tra emozioni spontanee, gesti, silenzi e occhi di uno che avrebbe dovuto essere infelice, ma non lo è.

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