di Ilenia Lazzaro (foto gentilmente concesse da www.asdsilvellese.it)

Scrivere di Armando Zamprogna, anche solo per ricordarlo, non è mai facile. Principalmente per due motivi: sono cresciuta giornalisticamente e atleticamente parlando con lui ma soprattutto era un amico. Sono sempre stata convinta (non me ne vogliano gli altri) che con la perdita di Armando il ciclocross ha perso una parte del suo cuore. I ciclocrossisti un papà.
L’ho visto sempre cos, Armando, il papà di noi crossisti. Perché se a prima vista sembrava burbero, nelle realtà era un genuino, uno “vero”: mani grosse, spalle larghe, ma grande cuore. Tipico degli uomini del fango, quelli che il ciclismo lo fanno d’inverno, nei prati, nei boschi, bici in spalla. Un orso fuori, un puro e un buono dentro. Ricordo come se fosse ieri la gara di Mussolente, l’ultima gara da spettatore di Armando, pochi mesi prima della sua assenza: pioveva a dirotto, faceva freddo, eppure lui era lì, con tutti noi, ad incitarci e a farci forza. Il fango, la neve, il caldo: non c’era periodo dell’anno che gli impediva di essere promotore, organizzatore, tifoso, sempre presente, nascosto agli occhi del grande pubblico. Sull’immancabile pulmino, punto di riferimento dei  suoi corridori, dei crossisti che lo consideravano un guru, uno da cui potevi ottenere consigli sempre preziosi o un saluto con pacca sulla spalla, saluto consolatore.
Io ero tra quelli che andavano a cercarlo, a bordo circuito, a ogni gara: ho imparato tanto da lui, anche la sua presenza silenziosa a volte era un insegnamento. Quando Armando chiamava, non si poteva dire di no: sapeva coinvolgerti  in mille avventure, a girare l’Italia. Per passione vera, profonda: perché il Ciclocross vive solo di quello.

Volevo fare la giornalista in bicicletta: e Armando mi ha aiutato e consigliato anche in quello. Prezioso, importante.

Giorni fa ho trovato, rovistando tra vecchie riviste, un articolo di “ Triveneto In Bici” (storico giornale degli anni ’90) datato 1996 che pubblicava un’intervista ad Armando che, come al solito, era molto schietto. In quel periodo, il ciclocross cominciava a entrare in competizione con la mtb: perdeva gare, pubblico e atleti. Armando difendeva a spada tratta il Ciclocross, proponendo novità a tanti spunti per non far morire lo sport del fango.

E con il suo entusiasmo, ha portato alla ribalta nuovi giovani: tanti. Dopo aver insegnato il Ciclocross a Daniele Pontoni, Damiano Grego e tanti altri, ha aiutato ad emergere Enrico Franzoi, l’ultimo grande crossista veneto che, ancora oggi, si fa valere in Italia e non solo.

Ti coinvolgeva, Armando, e lo fa ancora oggi, anche se non è più tra noi: e così, la sua battaglia per il ciclocross è diventata la stessa di tutti quelli che l’hanno conosciuto. E ci sono anche io.

Ora Armando Zamprogna rivive negli occhi di suo figlio Mauro, così uguale al padre non solo fisicamente ma anche nell’amore verso questa disciplina povera, che è rimasta povera anche in questi anni, ma che è una scuola di vita: e in ricordo di Armando, rinasce una gara storica, a Silvelle di Trebaseleghe. Riportare il ciclocross a Silvelle, uno dei santuari di questo sport (ero piccola ma lo ricordo come fosse ieri l’ultimo Superprestige) vuol dire andare avanti e ricordare con i fatti (come avrebbe voluto lui) quanto di buono quest’uomo ha fatto per noi.
Grazie Armando, Grazie Mauro.

 

Il 9 dicembre, a Silvelle di Trebaseleghe (Pd) si tornerà a disputare la celebre gara di Ciclocross con tutti i migliori interpreti italiani di questa specialità. Per saperne di più:

http://www.proaction.it/ciao-armando-domenica-9-dicembre-ricordiamo-zamprogna

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