di Gino Cervi (foto di Lorenzo de Simone)

Sitton è qui.

A un certo punto arriva Sitton. Sì, è vero, solo dopo ho scoperto che si chiamava Sitton. Sul piazzale della stazione di Lodi arriva uno che ci ha i baffi alla Petit-Breton, e occhialetti alla Fignon. Lo adocchiamo, io e Lorenzo. Sarà mica un matto di quelli di Iride Fixed? Certo che è un matto di quelli di Iride Fixed. Non lo vedi il berrettino? Iride Fixed. TerreMoMi. Soltanto che arriva dalla parte sbagliata. Dice che è partito tardi da Milano, che si è addormentato nel pomeriggio. E che corre incontro ai suoi amici, quelli di Iride Fixed. Soppa! Che paura, però. Sulla via Emilia fa già quasi buio, e le macchine che passano ti fanno il pelo!

Il pulmino di Wecity

Finalmente arriva anche il pulmino di WeCity, anche loro modenesi. Mi han spiegato che fanno una App per misurare quanti km fanno quelli che vanno in bici, o coi mezzi pubblici, o col car-pooling, invece che usare la macchina. Non so bene come si fa, ma mi sembra di aver capito che se tu ti scarichi quella App lì poi tutti i km che fai così, senza inquinare come un coglione, o perlomeno provando limitare l’emissione di schifezze, diventano punti e punti e poi con quei punti li puoi usare per comprare scontati cose utili per continuare a non usare la macchina… Più pedali, vai a piedi o ti fai portare dai mezzi pubblici, e più ti viene voglia di farlo. Una App che crea dipendenza. Forti questi di WeCity, anche se devo farmelo spiegare meglio come funziona.

Beh, eravamo rimasti a Sitton, che sale con noi sul pulmino, bici compresa. E che dobbiamo andare incontro agli altri che stanno arrivando su per la via Emilia, ma che sono ancora fuori Lodi, sulla Statale verso Piacenza. Sul pulmino attacco discorso con la Nadia, anche lei una Iride Fixed. Mi racconta che siccome le piaceva andare in bici, ma solo forte, che ad andare piano non ci riusciva proprio, allora ha deciso di farsi la fissa e così ha cominciato a pedalare con quelli di Iride.

Tragico Robben. Solara’s pride.

Eccoli lì. Li vediamo da lontano, quasi al buio. Ci vengono incontro sulla statale. Lucine rosse intermittenti. Saranno una decina. Pedalano dalla mattina: Modena, Reggio, Parma, Piacenza – niente trattoria, arrivati tardi, solo panini: e miele, e biscotti, che la Nadia allunga dal pulmino, e succhini, che scatenano la libido addormentata sul soprassella. “Sukkìno, sukkìno!” urlano eccitati in direzione del pulmino (oh, ho messo l’accento apposta, eh!). Lorenzo comincia a scattare le foto, che chissà se poi vengono che c’è già un bel buio. Sosta a Lodi. Sitton scende e si mette pedalare con loro. Robben, nominato sui pedali “sportivo dell’anno di Solara”, dice che non ce la fa: scende di bici e si sdraia sull’asfalto come un cristo giù dalla croce. Matte Zazzera, il capo-peloton, gli dice che invece, diobono, sì che ce la deve fare. Ma che cos’avrà Matte nascosto dentro i peli della barba, una specie di Amazzonia che si porta in giro pedalando? Comincio a chiedermelo anch’io.

La via Emilia vista da dietro. Che culo!

Via Emilia, fuori Lodi. Si sbaglia strada. E’ che noi sul pulmino si chiacchiera beati, che Lorenzo scopre addirittura che ha degli amici in comune coi ragazzi di WeCity. Intanto però a una rotonda bastarda si sbaglia strada: si va verso Montanaso, invece che prendere il minaccioso stradone per Milano. Lorenzo flasha di brutto, sporgendosi fuori dal pulmino. Sì però così riprendiamo solo i culi. Allora scatto avanti; sorpasso; scendere dal pulmino, scatto di fronte. Poi di lato, che tutti i TerreMoMati si danno il cambio e si spingono e si incitano: Diobò, dai che mancano 20, 15, 12 km.

Stazione di Rogoredo. Ci arrivano prima loro, che a San Donato il pulmino s’infila sulla tangenziale e tocca fare un giro dell’ostia per riprendere la strada per la stazione. Cambio. Con Lorenzo scendiamo dal pulmino e montiamo sulla vespa: scortiamo i ragazzi lungo la città, fino da corso Garibaldi.

Matte Zazzera fuori e dentro cycle!

Periferia, capannoni, cavalcavia di scalo porta Romana. Oh, ma questi non si fermano a un semaforo. Sitton fa da apripista; noi dietro, voiture balai, la vespa-scopa, a chiudere il gruppetto. Dai che è quasi fatta. Calvairate, via Spartaco, la Rotonda di via Besana, il palazzo di Giustizia e poi la circonvalla dei Navigli, fino a S. Marco. Lorenzo scende e fotografa la curva, con la chiesa dove ha suonato Mozart da bambino. Sì, ma chissenefrega di Mozart: ultimo km, ciclabile in Solferino, poi via Palermo e infine corso Garibaldi. Diobò, ce l’hanno fatta! Diobò, ce l’abbiamo fatta, si dicono tra di loro davanti alle luci dello showroom di Valcucine. Dentro l’asta è già finita, e l’assegno è bello grosso. Valeva la pena e il mal di culo; e pazienza se domani tocca pedalare all’indietro, Milano, Rogoredo, Melegnano, Lodi, Piacenza, Fiorenzuola, Parma, Reggio, Modena. Ci pensiamo domani. Ora i TerreMoMi sono arrivati, puzzano di felicità. Birra, volano i cinque, abbracci. Matte Zazzera ride. Lo bacia l’Erika e lui ride. Dalla barba gli vola via un pettirosso. Rosso come il logo di cycle!

 

Tutte le foto sono di Lorenzo De Simone. Grazie Lorenzo!

 

 

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