di Guido P. Rubino (foto  gpr)

Se le regioni d’Italia fossero un gruppo di ciclisti, la Toscana la troveremmo lì davanti a fare il treno. Il turismo tira. Poche settimane fa avevamo parlato dell’Eroica e dell’eccezionale partecipazione straniera (il 27 per cento!) e si rilancia ancora. Il convegno che si è tenuto a Rapolano Terme, in provincia di Siena, a fine ottobre, è stato chiamato “Idee pedalabili”. Ce ne sono tante in effetti.

Soprattutto, c’è la conferma che la bicicletta può essere un motore per il turismo e quindi convenire a tutti. Anche a chi non vede tra i propri primari interessi il pedalare.

Che poi in Toscana le idee le hanno chiare: «Il 50 per cento dei Toscani utilizza la bicicletta regolarmente – ha spiegato l’assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità della Regione Toscana, Luca Ceccobao – e in ambito urbano si guadagnano altri 5 punti percentuali». Sono tanti i percorsi cicloturistici già definiti ed altri ancora da tracciare ma già ben chiari, come la ciclopista dell’Arno. «Soprattutto – spiega ancora Ceccobao – pur dovendo fare i conti con i soldi, che sono sicuramente di meno, si può compensare con il cambiamento investendo sulle nuove idee. Treni e bus sono utilizzati al 9 per cento dai pendolari: è un numero troppo basso. Bisogna sfruttare meglio ciò che si ha».

Certamente la Toscana parte avvantaggiata. Le strade “dolci” sono tantissime e attraggono turisti che se vengono in bicicletta, poi, se le gustano di più e magari ci si fermano qualche giorno. Tanto più che  il prossimo anno ci sarà il palcoscenico speciale del Mondiale di Ciclismo su Strada a Firenze.

Strade pedalabili

Dall’Eroica alla 1001 Miglia il progetto sembra ambizioso, ma è stata tracciata una strada. È proprio il caso di dirlo.
L’Eroica è diventata un fenomeno conosciuto in tutto il mondo, e oltretutto ha un indotto notevole per il turismo. «Per ogni partecipante dobbiamo calcolare 2,5 presenze – ha spiegato il presidente della Fondazione Eroica, Claudio Marinangeli – e si tratta di un numero già al netto di quelli che abitano nelle vicinanze che quindi non si fermano a dormire per partecipare».

Il percorso permanente è segnalato da cartelli su tutto il tragitto e chi vuole può farsi la sua eroica tutto l’anno e come vuole. Questo si può estendere ad altre manifestazioni e certamente la 1001 Miglia è una delle più titolate a seguire le orme della cicloturistica su strade bianche. Tanto più che la 1001 Miglia coinvolge ben sette regioni in un tracciato vario e affascinante che passa anche per la Toscana (per saperne di più si veda il sito della manifestazione)

«Lo scopo dell’Ari (Audax Randonnée Italia, ndr) è proprio di promuovere le strade secondarie, quelle dove il ciclista si muove naturalmente – è intervenuto Fermo Rigamonti, che dell’Ari è il coordinatore – Portare i ciclisti sulle strade a bassa densità di traffico significa automaticamente creare soddisfazione. E in Italia ci sono migliaia di chilometri di strade che possono essere utilizzati immediatamente e con pochissimi interventi».

Simona Rappuoli, della provincia di Siena, spiega il progetto che si sta portando avanti.

Il nocciolo è proprio qui: non servono interventi costosi, tanto meno in questo momento che tutte le amministrazioni devono fare i conto con borse sempre più povere. Ma ci vuole la volontà, quella sì, e allora tutto diventa più facile. Basta pensarci e magari già individuiamo delle strade vicino casa nostra.

È il problema della burocrazia che inevitabilmente salta su. Anche stabilire di fare ciclabile una strada, sistemandola rapidamente, può richiedere tempi troppo lunghi perché tutto “venga approvato”. E la strada magari è lì, che basterebbero un pomeriggio ed un trattore.

Ma la politica se ne sta accorgendo, almeno a livello locale. Che poi è da lì che partono le iniziative a fare bene per cose di questo tipo, sono richieste pratiche e veloci, mica c’è da fare il ponte sullo Stretto.

La Provincia di Siena è all’avanguardia. Grazie alla sensibilità del suo presidente, Simone Bezzini, presente anche quest’anno al convegno organizzato dal Team Bulletta Bike e che sta espandendosi sempre di più.

Sicurezza

È un tema sempre caldo. E quest’anno anche al convegno di Rapolano Terme si è parlato di sicurezza. Un quadro molto chiaro, e a volte desolante della situazione, è stato fatto da Luca Scinto. Ex corridore professionista e ora direttore sportivo di un’ammiraglia di corridori sempre apprezzati. Ma anche bene a conoscenza delle realtà giovanili, non solo della Toscana.

«Andare in bici è pericoloso per tutti – ha raccontato – ma è una questione di cultura e di educazione. Un direttore sportivo che segue in auto i suoi ragazzini su una strada secondaria spesso si trova ad essere insultato per l’intralcio al traffico. Lo stesso traffico che non dice niente se davanti si ritrova un trattore che va anche più piano di una bici». Elementi su cui meditare anche per quanto riguarda la sensibilizzazione degli automobilisti in fase di conseguimento della patente. Poi, ovviamente, ci vuole rispetto da entrambe le parti. Il ciclista, il più delle volte, è anche automobilista. Basterebbe il buon senso, ancora prima del rispetto delle regole.

Accordi

Tanti progetti ma anche un accordo significativo tra Michele Boscagli e Andrea Bassoli, rispettivamente sindaci di San Giovanni d’Asso, in provincia di Siena e Pieve di Coriano, che invece è vicino Mantova, per favorire il “turismo lento” promuovendone “ogni azione per riconoscere, curare ed attrezzare la rete di strade e itinerari ciclabili e pedonali presenti, nonché ad individuarne di nuovi”. Una stretta di mano più che simbolica tra due centri che hanno in comune una risorsa speciale: il tartufo bianco (cui San Giovanni d’Asso ha dedicato un bel museo) e una rete di strade che sembrano fatte per essere pedalate. E in effetti, anche a Pieve a Coriano, pur con le difficoltà del terremoto di maggio 2012, si sta tracciando una via che porterà fino all’Adriatico, ma questa è una storia che vi racconteremo prossimamente.

Intanto c’è l’apprezzamento per aver incontrato persone che si occupano di politica ma si sanno rapportare alla loro bicicletta. E senza bisogno di vantare meriti, gli è bastato dire cos’hanno fatto e cosa stanno facendo in un intento comune che va oltre politica e partiti. Nei due giorni di chiacchierate e pedalate (per chi si è avventurato sotto il diluvio, ahinoi) non abbiamo sentito nessun politico parlare del proprio partito. In effetti, non sappiamo nemmeno a quale schieramento appartengano. Magari ci toglieremo la curiosità cercando su internet. Oppure ci terremo il gusto di non saperlo, ma di aver conosciuto persone con la voglia di fare. E anche di pedalare. Che non guasta mai.

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