Cosa spinge un uomo che ha smesso il triciclo a 8 anni, del tutto fuori forma e del tutto digiuno di tecniche e terminologie ciclistiche ad affrontare i 3630 chilometri di un Tour de France? La passione, l’emulazione di campioni visti solo attraverso la tivu, la seduzione del glamour della corsa più famosa al mondo oppure la voglia di scrivere il più divertente libro su ciclismo degli ultimi anni? Delle tre, soprattutto l’ultima. Precedendo il vero Tour del 2000 di sei settimane, lo scrittore inglese Tim Moore decide di percorrerlo tappa dopo tappa, come una sorta di religiosa ed epica processione. Dotato di grande coraggio e volontà, di una mappa Michelin e di tanto Fissan per il soprassella, Moore colleziona i suoi personali traguardi inseguendo il mito di Chris Boardman, di Stephen Roche, di Bernard Hinault.
Inizialmente pessimista sulle proprie forze – «Ce la farò e probabilmente mi ucciderò» – strada facendo egli acquista forma e sicurezza. Dopo l’ascesa al Ventoux anche la certezza di arrivare a Parigi. Le sue osservazioni oscillano divertenti fra i costumi e le abitudini delle piccole città di provincia della Francia e una sudata ricerca di sé stesso perché nulla come la bicicletta misura la tua indole e il tuo carattere.

Tim Moore, French Revolutions, Vintage Books, 2002, € 12.80.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.