di Guido P. Rubino

Quando ho conosciuto Ilario avevo lo stomaco in gola. Ilario Biondi, quello delle foto su Bicisport che mi appassionavano e di cui rubavo i dettagli per farmi la bici come quella dei pro’. Ma quella volta lo stomaco in gola non ce l’avevo per l’emozione. Era lui a guidare la macchina in quel modo pazzesco. Io ero la matricola del giornale e non osavo. Poi, un attimo prima del disastro, ho dovuto fermarlo per forza. E lui candido: “ma se ti va guida tu, potevi dirmelo”.

Ilario Biondi ha festeggiato, nel 2012, il suo trentesimo Mondiale di ciclismo su strada visto dalla macchina fotografica. Dalle diapositive al digitale, le ha vissute tutte. Dal Mondiale di Altenrhein in Svizzera che non dimenticherà mai: «Lemond aveva appena vinto e dopo le foto di rito ho trovato un passaggio per andare col suo team, in albergo. Foto uniche, ma nessuno per riportarmi indietro. E allora me ne sono dovuto andare per i campi, prendendo pure la scossa sulle recinzioni elettrificate per non far scappare le mucche».
È pieno di racconti Ilario, da quel Gavia epico, dell’88: «In discesa siamo caduti due volte con la moto e siamo arrivati al traguardo mezz’ora dopo il vincitore» alla foto che gli valse il Premio Diadora nel 1991: Franco Chioccioli, nella nebbia di quel Giro vinto e un profilo così simile a qualcuno del passato.

E poi al Tour de France a immortalare i grandi.
«Fratello! Mi sentii gridare una volta. Era Robin Williams, l’attore! Si trovava somigliante a me, o io a lui? Era al Tour a seguire il suo amico Lance Armstrong».

Col suo sorriso e qualche scherzo Ilario si fa perdonare di tutto. Anche l’aver infranto un silenzioso ritiro dopo una tappa alpina. A Ortisei si fece annunciare da un rumore fragoroso a rompere la pace della cena di Chiappucci che inseguiva la Maglia Rosa. Un posacenere di metallo, enorme, era ruzzolato giù per le scale. E poco dopo Ilario, sorridente: «Scusate oh, non l’avevo visto».

Una vita da zingaro appresso alle corse seduto sulla moto e non è una cosa facile. Ti puoi pure fare male come quella volta in Belgio con un’altra moto addosso. Lui, passeggero professionista col colpo d’occhio che gli fa vedere la corsa meglio di un tecnico sull’ammiraglia. E pensare che in bici non c’è mai andato.
Una vita fatta di alberghi diversi e a volte confusi. A Milano nella hall chiedendo la sua stanza:
– Ma signore, non abbiamo questo numero di camera”
– Come no?
Un’occhiata in giro e:
– Mi scusi, ho sbagliato albergo.
Nella fretta del momento e delle foto da scaricare, aveva imboccato l’ingresso sbagliato. Ci vuole genio e un po’ follia a fare certe foto. Bisogna immaginare il risultato.

Ilario Biondi l’ho rivisto al Giro di Lombardia. Raccontava del suo trentesimo Mondiale, della festa a sorpresa che gli hanno organizzato la De Stefano e altri colleghi. Ma se si è commosso non lo dirà mai.

Una risposta

  1. Avatar
    bruno

    mandii nel maggio 2013 A cordenons pordenone nella tappa del giro d italiami hai fatto una foto con MATTEO TRENTIN mi piacerebbe se possibile almeno vederla ,come posso fare? GRAZIE e scusami

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