di Mario Brovelli (foto Stefania Pianigiani)

Un uomo e una bici, insieme: e di fronte una terra che sembra fatta apposta per entrambi. La Toscana. Ma non una regione intera, bensì la Toscana che dà respiro solo a guardarla. Linee e curve sensuali, dal Chianti fino a Siena e, più giù, sui colli di Pienza e Montalcino. Una provocazione della natura: natura che seduce e che invita l’uomo e la sua bici a osare.

L’Eroica si corre in queste terre, in paesaggi che sono un invito a sognare, per chiunque abbia il desiderio di vivere in libertà in sella alla propria bici. Tuttavia, come una donna, questa terra non si lascia conquistare facilmente. Occorre corteggiarla: o con fatica e pazienza, o con stupore e poesia.

Le strade bianche sono il teatro di questo gioco di seduzione. E ci sono due modi per confrontarsi con la natura: la sfida e la contemplazione.  La sfida è innata in ogni ciclista che si rispetti: sfida con se stessi e la strada. I ciclosuonati piccoli piccoli pensano a un gruppo di avversari da sconfiggere, i Ciclisti veri volano più alto, hanno una visione da campioni. Curiosi come bambini che non crescono mai, coraggiosi come cavalieri di chissà quale esercito.  All’Eroica, è in sella a bici forti come destrieri che uomini e donne scelgono la sfida: sono bici che hanno sconfitto il tempo. Bici che hanno mille storie da raccontare, che ancora ne racconteranno e aiuteranno a vivere persino una favola: basta volersi immedesimare in un Girardengo o in un altro eroe, piccolo o grande, vero o inventato.

Come narra anche l’antica leggenda del Chianti, qui nella terra del gallo nero, si è abituati a mettersi a cavalcare molto presto, meglio prima dell’alba. Come i cavalieri/ciclisti dell’Eroica che scollinano dall’altura di Brolio quando il giorno sta per nascere: da lì, lo sguardo spazia all’infinito, giù verso Siena, su verso il cielo. La sfida entra nel vivo, ma la natura è ostica e, spesso, vince. Chi affronta l’Eroica si accorge subito che, con la natura, la sfida è leale e bisogna accettare che, qualche volta, vinca lei: e allora bici a mano, si cammina finché la strada si addolcisce.

Ed è in quei frangenti che si scopre quanto è meraviglioso, invece, allearsi con questa natura: soltanto così la fatica diventa un piacere. La strada bianca non è più un ostacolo tra il ciclista e la vittoria, ma è uno strumento che consente di vivere l’altra Eroica: quella dei silenzi incantevoli, quella del profumo di mosto, quella dei paesaggi che arricchiscono lo spirito. Le cento torri di Siena, i castelli del Chianti, le antiche mura, i casolari immutati e immutabili, le vigne che arrossiscono ai primi freschi dell’autunno, i solchi profondi tracciati dagli aratri nelle crete, i cipressi che puntano al cielo, i boschi di querce e castagni: tutto concorre a completare un’opera d’arte perfetta, realizzata dalla natura e dal paesaggio. Sfida e meraviglia: da assaporare insieme. Così la fatica è gioia e ci si commuove.

Ecco la vera Eroica: che è anche festa di piccoli paesi, di tradizioni e sapori. E sia lodato il barone Ricasoli per la “sua” ricetta del Chianti: per quel gusto corposo che riempie il palato e lo predispone ai sapori forti delle carni toscane.

Una terra e una natura meravigliose, 5.500 bici senza tempo e 5.500 uomini. Questa è la vera Eroica, andata in scena anche quest’anno, con le sue emozioni forti e con le sue lacrime. Non tutte di gioia, purtroppo: nel ciclismo antico, la tragedia era accettata. Oggi sembra tutto maledettamente assurdo:  e un eroico che si spegne, sulla strada bianca, sembra un prezzo troppo alto per questa sfida con la natura. Al diavolo questi giochi di seduzione, verrebbe da gridare. Finché è la natura stessa a consolare, con la sua perfezione che porta a immaginare l’ultimo fotogramma impresso negli occhi di quello sfortunato eroico in sella alla sua bici: una visione sul paesaggio più bello del mondo.

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