Sulla Gazzetta dello sport del 23 ottobre 1962, Bruno Raschi pubblicava la sua difesa del Muro di Sormano, una salita inserita nel Giro di Lombardia dal 1960 al 1962, per tre edizioni, su idea dell’allora direttore delle corse “Gazzetta”, Vincenzo Torriani. Il Muro venne escluso dal tracciato del Lombardia dopo soli tre anni, a seguito delle polemiche relative alle spinte che i corridori ricevevano sulle rampe durissime di questa breve salita lombarda. All’epoca, la tecnologia delle bici non consentiva di montare gli stessi rapporti di oggi, di conseguenza gran parte dei corridori di allora affrontava il muro di Sormano (due chilometri e 400 metri, con pendenze che, a tratti, superano il 24%) a piedi, oppure in bici, ma spinto dai tifosi, grazie a vere e proprie staffette organizzate dal pubblico. Solo pochissimi scalatori, tra cui si ricordano Massignan e Taccone, riuscivano ad percorrere tutto il muro in bici e con le proprie forze.

Ora, dopo 60 anni, l’organizzazione del Giro di Lombardia ha deciso di riproporre il Muro di Sormano nel percorso del Giro di Lombardia, classica che si correrà sabato 29 con partenza da Bergamo e arrivo a Lecco.

 

(…) Il vincitore del Giro di Lombardia ha voluto sorprenderci una seconda volta, rivelando una classe civile che al giorno d’oggi non è certo di tutti.

De Roo, che per natura non è un espansivo, non ha fatto inchini né si è scomposto in quegli atteggiamenti melodrammatici che nei momenti di gioia e di dolore fanno parte del nostro rituale teatro latino. E’ rimasto dritto e composto come una canna di vetro. Sì è detto lieto di aver vinto, ha ringraziato per le attestazioni di cui è stato oggetto ed ha esposto qualche idea molto chiara sulla corsa che ha avuto la grazia e la forza di vincere. “E’ una corsa fantastica che io ritengo unica al mondo. Il Muro di Sormano resta il suo distintivo inconfondibile. Non può esistere salite eguale sulle carte altimetriche del ciclismo di ogni Paese e di ogni tempo. In un finale di corsa è una palestra, atta a provare in misura estrema il valore fisico e spirituale di un atleta. Ma perché questa prova possa essere valida, occorre prima di tutto che sia regolare, che sia sincera. Affinché questo avvenga, è necessario che su quella salita il corridore sia solo. Bisogna eliminare la gente”.

Condividiamo perfettamente l’idea. Questo diviene, per noi organizzatori, il problema maggiore (non unico) del Giro di Lombardia. Il Muro di Sormano è diventato ormai il monumento, il simbolo della competizione. Ma poiché esso sia tale, perché garantisca questa sua funzione in senso tecnico e spettacolare, diviene assolutamente necessario “garantirlo” contro coloro che ne hanno fatto sabato un colossale trucco, uno strumento di vergogna. In senso tecnico la sua validità è incontestabile.

Il Muro di Sormano è il vertice naturale che promuove e determina l’esercizio tattico della corsa. Il clima agonistico di tutte le grandi classiche in linea, è un clima corrotto da un difetto costante: la speculazione. Le alte medie in pianura non significano più nulla, sono diventate alla portata di tutti, anche dei corridori meschini senza un nome. Chi fugge, fugge sempre verso l’ignoto, senza valide speranze, senza prospettive. Il tentativo solitario è un azzardo sempre mal compensato, tant’è vero che anche i più illustri passisti, per convinzione o per paura, vi rinunciano, non vi s’avventurano mai.  Van Looy ha vinto tutte le sue corse in volata; al massimo, quando ha tentato l’allungo, o l’ha fatto all’ultimo chilometro (Giro delle Fiandre), o a tre chilometri dal traguardo (Parigi-Roubaix), servendosi del maggiore rapporto e di qualcuno che lo aiutasse a spezzare la file e fare il vuoto.

Noi sosteniamo pertanto, che la sequenza agonistica delle classiche in linea, per essere brillante, deve trarre ispirazione dalla geografia dei percorsi. Senza la collina del Poggio, la Milano-Sanremo sarebbe finita come sempre ai piedi di Capo Berta, nella più piatta e più convenzionale delle soluzioni. Senza il Muro di Sormano e il conseguente spostamento del traguardo a Como, il Giro di Lombardia sarebbe continuato a essere una corsa a inseguimento con esito scontato. Il tempo e le circostanze avevano avevano difatti avallato una teoria e i corridori a questa teoria s’erano convinti.

Ora, tre anni di vicende sono sufficienti a dimostrare, per l’una come per l’altra delle nostre corse, l’assoluta validità tecnica e suggestiva dele innovazioni. Il problema è ora solo quello di difenderle, di garantirle.

Siamo stati testimoni afflitti di quanto è successo sabato e vi confessiamo di averne provato un’autentica vergogna. Sul Muro di Sormano non c’è più stata corsa ma un’autentica corrida. La folla, oltre che il contegno, sembrava aver smarrito il senno, come succede a Pamplona il giorno della festa dei tori. Con melanconico eccesso potremmo considerare la morale salva soltanto ensando che le irregolarità siano tornate a profitto universale, a beneficio di tutti. Ma questo è un concetto di comodo che non può appartenerci.

 

Tratto da

Giuseppe Castelnovi-Marco Pastonesi

Bella è la sera…

Gli articoli che ha avuto più a cuore Bruno Raschi

EditVallardi (2008)

160 pagine

15 euro

[nggallery id=8]

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.