IL tandem delle meraviglie

Londra, 1948. XIV Giochi Olimpici. Velodromo di Herne Hill. La finale del tandem. La coppia azzurra Renato Perona-Nando Terruzzi sfida gli inglesi Harris-Bannister. Gli italiani bruciano gli avversari sulla linea, per una spanna, o poco più. Così scriveva su “Tuttosport”:

«Non dimenticherò mai più quello spettacolo, ombre sulla pista, ombre agitate tutto attorno e nel buio un urlo solo lacerante. Stavolta fu Harris che tentò il colpo nel finale ma non gli riuscì; lo scatto del nostro tandem fu pronto e il contatto fu perso. Sorse così una lotta bruciante; sulla curva vedemmo il tandem italiano al largo rimontare irresistibilmente, centimetro per centimetro, quello avversario; a 50 metri dall’arrivo gli inglesi erano ancora in lieve vantaggio e fu soltanto negli ultimissimi metri che gli italiani vinsero passando primi per pochi centimetri, forse 10, forse 15. In quel buio se non ci fosse stato un giudice più che onesto, si poteva avere anche un ordine d’arrivo invertito. L’urlo della folla nel buio ebbe uno schianto, come se un enorme mostro fosse stato preso alla gola e strozzato. SI sentivano soltanto le voci degli italiani […]. La tribuna stampa si vuotò di colpo.»

Festeggiarono a pane e formaggio, e con un fiasco di Chianti. Nessuno degli organizzatori li aspettò. A mezzanotte, sotto la pioggia battente londinese, tornarono a piedi in albergo.

Sul primo numero di Cycle! potrete saperne di più sullo storico tandem: un modello Bianchi ancora perfettamente conservato grazie alla cura di Mimmo Gioffré, appassionato collezionista lombardo.

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